sabato, 13 giugno 2009

L'uomo solo si leva che il mare è ancor buio
e le stelle vacillano. Un tepore di fiato
sale su dalla riva, dov'è il letto del mare,
e addolcisce il respiro. Quest'è l'ora in cui nulla
può accadere. Perfino la pipa tra i denti
pende spenta. Notturno è il sommerso sciacquìo.
L'uomo solo ha già acceso un gran fuoco di rami
e lo guarda arrossare il terreno. Anche il mare
tra non molto sarà come il fuoco, avvampante.

Non c'è cosa più amara che l'alba di un giorno
in cui nulla accadrà. Non c'è cosa più amara
che l'inutilità. Pende stanca nel cielo
una stella verdognola, sorpresa dall'alba.
Vede il mare ancor buio e la macchia di fuoco
a cui l'uomo, per fare qualcosa, si scalda;
vede, e cade dal sonno tra le fosche montagne
dov'è un letto di neve. La lentezza dell'ora
è spietata, per chi non aspetta più nulla.

Val la pena che il sole si levi dal mare
e la lunga giornata cominci? Domani
tornerà l'alba tiepida con la diafana luce
e sarà come ieri e mai nulla accadrà.
L'uomo solo vorrebbe soltanto dormire.
Quando l'ultima stella si spegne nel cielo,
l'uomo adagio prepara la pipa e l'accende.

C. Pavese

Cesare Pavese
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sabato, 13 giugno 2009

Quel "punto di fuga", quel punto in cui la realtà diventa segno di Altro, com'è difficile scorgerlo, senza lasciar cadere la benda sugli occhi, la benda delle ideologie, dei pregiudizi, della nostra misura!

La realtà è sempre segno che rimanda ad Altro, a un Oltre che suscita interrogativi e domande di senso. Se siamo onesti non ci facciamo bastare quel che ci viene dato, cerchiamo di più, cerchiamo la Risposta.

 

"Il bottaio deve intendersi di botti.

Ma io conoscevo anche la vita,

e voi che gironzolate fra queste tombe

credete di conoscere la vita.

Credete che il vostro occhio abbracci un vasto

orizzonte, forse,

in realtà vedete solo l'interno della botte.

Non riuscite a innalzarvi fino all'orlo

e vedere il mondo di cose al di là,

e a un tempo vedere voi stessi.

Siete sommersi nella botte di voi stessi –

tabù e regole e apparenze

sono le doghe della botte.

Spezzatele e rompete la magia

di credere che la botte sia la vita,

e che voi conosciate la vita!"

E. L. Masters - "Griffy il bottaio", in Antologia di Spoon River

 

 

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giovedì, 09 aprile 2009

È di fronte alla sofferenza, alla sofferenza innocente, che si scopre il nervo teso della domanda metafisica che attanaglia da sempre quel mendicante di senso che è l’uomo.

L’uomo è costretto a scegliere fra l’assurdo e la speranza e al limite di questo bivio prevale una sete di verità insopprimibile.

L’ateismo è difficile – diceva Etienne Gilson.  Ma anche credere non è facile. Difficile è la fede in un Dio che crea il mondo per erigervi il patibolo del proprio Figlio e che permette un’infinita sofferenza umana.

È proprio la sofferenza innocente che costituisce per molti l’ostacolo insuperabile sulla strada della fede, lo scoglio su cui si infrange l’idea di un Dio infinitamente buono e misericordioso.  È vero! Ma è altrettanto vero che per molti è proprio la sofferenza innocente che spinge ad abbracciare la fede, la fede in un Dio che dia un senso all’apparente non- senso e che apra, per dirla con Horkeimer, alla <<speranza  che,  nonostante quest’ingiustizia che caratterizza il mondo, non possa avvenire che l’ingiustizia possa essere l’ultima parola>>.

La sofferenza ingiusta ci porta alle soglie dell’aut-aut, alla scelta tra la disperazione dell’assurdo e la speranza del senso. Siamo obbligati a scegliere, siamo ‘imbarcati’, diceva Pascal e, piuttosto che farmi inghiottire dai gorghi di logiche assurdiste, claustrofobiche ed asfissianti, preferisco scegliere la via del senso che è anche la via della speranza.

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giovedì, 05 febbraio 2009
Da domani, coi nostri culi grassi, sulle poltrone delle nostre confortevoli casette, attaccati alla tv e a internet, come voyeuristi dell'ultima ora, assisteremo all'atto finale dello show - Eluana e, farneticando sulla sua vita-non vita, giocheremo a scommettere con amici e parenti sui giorni che le restano davanti. Una settimana, due... o forse tre? Dipende... dalla sua capacità di resistenza, dalla sua 'tenuta', dal suo attaccamento alla vita che l'ha trattenuta a sè ancora, ostinatamente, dopo 17 anni! E poi.... ancora discorsi su discorsi e ancora... giudizi su giudizi e.... respira? E.... dà segni di vitalità? Ed è vero che le è tornato il ciclo? Ma ho sentito che deglutisce ...sarà così?
E lei, presenza scomoda, da un letto d'ospedale, con tutto il rumore fuori dalla porta de 'La quiete'(sic!), non c'entra nulla. Tutto il chiasso, tutta la pruriginosa curiosità dei giornali, tutta la supponente boria degli pseudoesperti in bioetica, dei so-tutto- io-fidati, non la raggiungono. Le uniche elementari certezze che aveva, da ieri, non le ha più, e le cure che le venivano prestate con disinteressata gratuità, da domani, non le serviranno più, perchè lei di cure non ne ha bisogno, perchè lei è un vegetale, perchè lei semplicemente non è! Lo ha stabilito il Potere, questo Grande Fratello mediatico che, dietro il paravento di un sentimentalismo becero, decorato di falsa pietà, ha sentenziato l'omicidio...quello politicamente corretto!
 
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mercoledì, 17 dicembre 2008

<<Non c'è cosa più amara che l'alba di un giorno in cui nulla accadrà. Non c'è cosa più amara che l'inutilità. La lentezza dell'ora è spietata, per chi non aspetta più nulla>> C. Pavese

Ieri qualcosa è accaduto.....oggi.....anche...... e domani?

Un giorno un mio amico disse rivolgendosi ad un gruppetto di ragazzi a lui vicini: <<Vi auguro di non essere mai tranquilli!>>

E ogni giorno della mia vita queste parole risuonano nella mia testa come un monito, un avvertimento.....non ho nessuna intenzione di essere tranquilla e di accontentarmi del poco che ho...ho bisogno di più...ho bisogno di rischiare per non invecchiare dentro, per non dover dire: <<Oggi non mi aspetto nulla...nulla mi può toccare!>>

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martedì, 15 aprile 2008
GRAZIE PRODI
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